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Malala Yousafzai

Lei è Malala. Nasce a Mingora, in Pakistan, nel 1997. È una bambina allegra e dispettosa. Le piace studiare, anche se i suoi voti a scuola non sono sempre buoni. Malaha ha 11 anni. Arrivano degli uomini brutti e cattivi, mettono paura solo a guardarli. Li chiamano talebani. Già la parola fa salire un brivido alla schiena. Di colpo le strade sono ricoperte di sangue, i talebani ammazzano le persone, bruciano le scuole. E non hanno grande simpatia per le donne. Le umiliano, le violentano, e non le fanno studiare. Malala è arrabbiata, non ha intenzione di abbassare la testa, vuole combattere. Apre una pagina Internet, racconta delle torture, degli abusi e delle ingiustizie che si consumano sotto i suoi occhi. E lancia un appello disperato. Riaprite le scuole, vogliamo studiare, è la nostra unica salvezza. Le sue parole fanno il giro del mondo. È il 2012. Malala ha 15 anni. È sull’autobus con le amiche. Sente delle urla, l’autista pianta i freni. Si aprono le porte. Salgono due uomini, sono armati. Chi di voi è Malala? Silenzio. Se non parlate vi ammazziamo tutte! Le altre girano la testa nella sua direzione. I talebani puntano i fucili. Sparano due colpi, secchi. Un proiettile la colpisce alla testa, l’altro sul collo. Malala cade a terra in una pozza di sangue. Le amiche chiamano i soccorsi, i medici scuotono la testa. Il padre non si arrende. Scrive a tutti gli ospedali occidentali. Arriva una risposta da Birmingham, nel Regno Unito. Sono disposti a curarla. La vita di Malala è appesa a un filo. La operano, estraggono i proiettili. Passano i giorni. Malala apre gli occhi. Ha mezza faccia paralizzata, ma è viva. La riabilitazione sarà lunga e dolorosa. È il 2013. Malala lascia l’ospedale. I Talebani le fanno arrivare il messaggio. Se non tieni la bocca chiusa, muori. Il padre la guarda negli occhi. Bambina mia, che cosa vuoi fare? Malala sorride. Tiene un discorso davanti alle Nazioni Unite e sfida i terroristi, a viso aperto. Se pensavate di farmi stare zitta, vi sbagliavate di grosso. Malala Yousafzai ha 23 anni. Ha vinto il premio Nobel per la pace, continua a ricevere minacce, ma non si ferma. Perché anche una bambina, armata di penna, può cambiare il mondo.