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Lei è
Maria

loro

Lei è Maria. Vive in Calabria. Ha 26 anni, è sposata, ha un figlio. Nicola è bambino vivace e sorridente. È il 2011. Nicola compie un anno. Maria prepara una bellissima torta, ma il figlio non spegne la candelina, non degna di uno sguardo i regali, rifiuta abbracci e coccole. Che strano! Maria ne parla con il pediatra, riceve una bella pacca sulle spalle. Stia tranquilla, è il suo primo figlio, sia meno apprensiva, il bambino è perfetto. Passano i mesi. Nicola non sorride più. Maria lo chiama, non si gira, non la guarda negli occhi, la respinge. È irriconoscibile. Maria e il marito richiedono dei controlli approfonditi, viene fuori che il figlio ha un ritardo nello sviluppo, ma nulla è perduto. Maria prende subito appuntamento con il centro medico del paese. Non l’avesse mai fatto. Signora, suo figlio è in questa situazione per colpa sua, lo sta soffocando con il suo amore. Maria è incredula, ma cosa può fare? Si sottopone ai colloqui settimanali con lo psicologo, si convince che è una mamma sbagliata, morbosa. Se vuole che il figlio guarisca, deve diventare più fredda, distaccata. Passano due anni. Nicola non è migliorato di una virgola. Maria si prende tutta la colpa, ma l’istinto le urla che deve fare qualcosa. Salta in macchina, gira l’Italia, trova uno specialista. Signora, suo figlio è autistico, e non è colpa sua. Maria si sente sollevata, ma prova una rabbia immensa. Torna al centro medico del paese, pretende una terapia adeguata. Le rispondono che non serve, tanto Nicola non distingue un cane da un gatto. Maria vorrebbe spaccare tutto, ma ha già perso troppo tempo con quella gente. Li pianta in asso e contatta una clinica privata. Nicola ha 4 anni, è in ritardo su tutto. Maria non si perde d’animo, lavora fianco a fianco con i terapisti. Dopo un mese il suo bambino fa ciao con la manina, e la ripaga di tutti gli sforzi. Oggi Nicola ha 10 anni. Parla, scrive, legge, e prende il pulmino da solo per andare a scuola. Maria è sempre in trincea, perché la mamma di un bambino autistico, in certi contesti, non può permettersi il lusso di abbassare la guardia.

LA STORIA CONTINUA

Le avevano detto che era tardi, ma Maria non si è arresa, ogni giorno faceva due ore di strada per portare suo figlio in terapia.