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Lui è
Mbaye

sguardo

Lui è Mbaye. Vive in Senegal. La sua famiglia è molto povera, ci sono giorni in cui si mangia, altri durante i quali perfino l’acqua è un lusso. È il 2003. Ha 15 anni. Decide di trasferirsi in Europa. Il trafficante di uomini gli chiede più di quattromila euro. Mbaye non sa neanche quanti soldi siano, vuole solo partire. Pagherò appena mi sarò sistemato. È notte. Sale su una barca insieme ad altre cento persone. Il mare è mosso, si aggrappa allo scafo, prega. Dopo una settimana è ancora in mezzo al nulla, Mbaye è esausto, pensa alla mamma, alle sue braccia accoglienti. Delle urla lo strappano da quei dolci pensieri. C’è qualcosa in acqua! Si sporge. Sono cadaveri. Non c’è modo di tornare indietro, morirà anche lui. Dopo dieci giorni di inferno, sbarca in Spagna. È esausto, disidratato, ma vivo. Dei volontari si prendono cura di lui, con la stessa dedizione che aveva sua madre. Mbaye è grato, scoppia a piangere, poi saluta e si mette in marcia. Non ha una meta, segue il flusso. Si sposta di città in città, dorme a terra, mangia quello che trova, quando è fortunato passa qualche notte in cella, per il resto tanto freddo e solitudine. I pochi spiccioli che raccoglie finiscono nelle mani del trafficante, che gli sta con il fiato sul collo. Passano gli anni. Mbaye non ha notizie della famiglia, vive in quattro stanze con quindici ragazzi, fa il lavapiatti in un bar. È mattina. Juan, un cliente abituale vuole parlargli. Ti va di aiutarmi a fare dei lavoretti in casa? Mbaye sistema lampadine, stura lavandini, poi l’uomo gli offre il pranzo, parlano, Mbaye racconta la sua storia. Juan lo fissa a lungo, al momento dei saluti lo blocca. Stavo pensando che potrei adottarti. Mbaye scoppia a ridere. È uno scherzo? Juan si fa serio. Battaglie legali, carte e scartoffie, ci mettono degli anni ma alla fine Mbaye ha un nuovo nome e una seconda famiglia. Lavora sodo, chiude i conti con i trafficanti, invia i soldi in Senegal, con quel che resta si rimette sui libri. Ora Mbaye ha 33 anni. Ogni mattina indossa il suo camice da infermiere e va al lavoro nel reparto covid dell’ospedale di Bilbao.

LA STORIA CONTINUA

Mbaye ha deciso di diventare infermiere perché è rimasto molto colpito dai volontari che l’hanno soccorso e aiutato.