·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

Lei è
Mari

Mari

Lei è Mari. Nasce a Flint, negli Stati Uniti, nel 2007. È una bambina vivace, non sta ferma un attimo, gioca nel prato, si sporca, torna a casa ricoperta di terra, la mamma deve sudare sette camicie per farle il bagno. Ogni volta che infila la testa nella vasca, la donna le raccomanda di non aprire la bocca e tenere gli occhi chiusi. Perché mamma? Perché la nostra acqua è molto inquinata. È il 2016. Mari ha 9 anni. La mamma aveva ragione, viene fuori che l’acqua della sua città fa ammalare tante persone, le uccide. Mari è sconvolta. E perché nessuno fa niente? Gli adulti sembrano rassegnati, lei si scervella. Prende foglio, penna e scrive. Racconta tutto, delle docce da due minuti, dei malati, e dei morti. Chiude la lettera, la infila in una busta e la spedisce. Destinatario, Barack Obama, presidente degli Stati Uniti. Tutti le dicono di non pensarci. Chi vuoi che risponda a una bambina? Lei spera. Passano le settimane, Mari è nella sua stanza. La mamma apre la porta, è trafelata, eccitata. Piccola mia, leggi. Mari sgrana gli occhi, la sua lettera è finita sul Los Angeles Post. Milioni di persone l’hanno letta. Passa qualche settimana. Barack Obama va in visita a Flint. Vuole conoscerla, le stringe la mano. Lei lo guarda a bocca aperta, le tremano le gambe. Farete qualcosa per aiutarci? Obama promette, e mantiene. Parla con i comitati, stanzia cento milioni di dollari per risolvere il problema dell’acqua inquinata. Qualcosa comincia a muoversi. È il 2017. Donald Trump vince le elezioni. Mari scrive anche a lui, gli ricorda l’impegno preso dalla Casa Bianca. Il tempo passa, le risposte non arrivano. Mari scrive di nuovo. Perché non mantenete le promesse? È il 2018. Il problema dell’acqua non è ancora risolto. Mari non se ne sta con le mani in mano. Lancia una raccolta fondi, con il ricavato compra duecentomila bottiglie d’acqua. Gira per le strade, parla con la gente, fa sentire la sua voce nelle fiere e nei convegni. Dice che niente è impossibile, se si vogliono cambiare le cose, bisogna lottare. Le chiedono cosa vuole fare da grande, Mari non ha dubbi. Il presidente degli Stati Uniti.

LA STORIA CONTINUA