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Lui è
George Best

George Best

“Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato”.
Lui è George Best. La sua è la storia di un ragazzino gracile e ribelle, che diventerà una leggenda, uno dei più grandi giocatori di calcio di tutti i tempi.
George nasce con la passione per il pallone. Ha talento. Se ne accorge Bob Bishop, ex lavoratore nei cantieri navali di Belfast e osservatore del Manchester United in Irlanda del Nord. Quando lo vede chiama immediatamente il manager Matt Busby: “Credo di averti trovato un genio”. George ha 15 anni e tutte le carte in regola per diventare un campione. Gli hanno sempre detto che ha un fisico troppo debole per giocare, ma questo non lo ferma. Si allena, si perfeziona, fino a diventare un giocatore professionista. Entra nel Manchester. La sua è la maglietta numero 7.
Il successo lo travolge in poco tempo. Ha appena 21 anni e Pelé lo ha già definito “il più forte calciatore al mondo”. Le donne cadono ai suoi piedi. Lui trascorre tutte le sere fuori. Torna a casa all’alba. Gli piace bere ed esagerare. “Sono nato con un grande dono, e a volte con quello arriva anche una vena distruttiva: così come volevo superare tutti quando giocavo, dovevo superare tutti quando eravamo in città a divertirci”.
George colleziona 5 trofei, tutti con la maglia del Manchester United. Nel 1968 vince il Pallone d’Oro. Nello stesso anno segna 28 gol e ottiene il premio di miglior marcatore del campionato inglese insieme a Ron Davies del Southampton. È considerato un vero e proprio fenomeno.
È l’estate del 2002. George viene sottoposto a un trapianto di fegato. Il suo è andato, colpa dell’alcol. L’operazione non va come sperato. Il calciatore perde troppo sangue, rischia di morire. Invece ce la fa. Ma dopo poco torna a bere. Nel 2004 viene arrestato per guida in stato di ebrezza. L’anno seguente è ormai in fin di vita. Ha una grave infezione renale. Rimpiange le sue scelte, i suoi eccessi, la sua condotta. Quando gli amici e i parenti vanno a trovarlo in ospedale, li saluta con queste parole: “Non morite come me”. È il suo ultimo messaggio.
Muore a 59 anni, il 25 novembre 2005.