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Lei è
Binti

Jua

Binti Jua

Lei è Binti Jua. Nasce nello zoo di Columbus, in Ohio, Stati Uniti, nel 1988. La madre la trascura, non la nutre, Binti rischia di morire. Tocca ai guardiani, devono fare qualcosa. A turno prendono la piccola gorilla tra le braccia, la cullano, le danno il cibo con il biberon. Binti si affeziona, gioca, scherza, diventa la loro cucciola preferita. È l’agosto del 1996. Lo zoo è pieno di gente, i gorilla sono in bella mostra, si sentono voci, richiami, urla, è un momento di gioia e di festa. Binti se ne sta tranquilla, osserva, mastica una foglia, si gode lo spettacolo. Un bambino corre verso la gabbia. Mamma, che belli questi gorilla! Il piccolo indica Binti con un dito, sorride. I genitori annuiscono, guardano gli altri animali, chiacchierano, sono distratti. Il bambino non stacca gli occhi dagli animali. Nessuno lo guarda. Si aggrappa alle sbarre, si arrampica, arriva in cima alla recinzione, si sporge. È un attimo. Perde l’equilibrio. Fa un volo di cinque metri, cade dentro la gabbia dei gorilla, sbatte la testa sulle rocce e perde i sensi. Panico. Le persone urlano, richiamano l’attenzione dei genitori, chiedono aiuto. Arrivano i guardiani. Rimangono impietriti. Il bambino è circondato da sette enormi gorilla, è in pericolo. Devono fare qualcosa, e alla svelta. Qualcuno indica oltre le sbarre. Guardate! È Binti. Avanza, si fa largo tra i compagni, punta il piccolo. Fuori si scatena il panico. Donne e uomini picchiano sulla recinzione. Fermatela! Binti allunga la zampa sul bambino, lo solleva da terra, lo stringe tra le braccia. Lo culla. La folla è ammutolita. Binti accarezza le ferite del piccolo, prende dell’acqua, gli bagna il viso. Gli altri gorilla si avvicinano, tentano di toccarlo, lei fa scudo con il suo corpo. Lo tiene stretto e lo sistema in un angolo, al sicuro. Passa qualche minuto. I soccorritori entrano nella gabbia. Binti Jua adagia il bambino ai loro piedi, gli dà un’ultima carezza, si allontana. Il bambino ha 3 anni, è ricoperto di tagli e graffi, ma sta bene. E lei non lo perde di vista fino a quando non lo vede tra le braccia dei genitori.