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Lui è
Lampo

Lampo foto primo piano

Lui è Lampo. Un cucciolo di cane. È il 1953. Lampo scende da un treno merci alla stazione di Campiglia Marittima, Livorno. Si guarda intorno, annusa. Sì, quel posto gli piace. Lampo si piazza sulla banchina e resta lì, immobile. È sera, la stazione si svuota, quel cane tutto solo attira l’attenzione dei ferrovieri. È un randagio, non c’è dubbio, ma lì non ci può stare. Elvio, il vice capo stazione, lo adotta, ma Lampo è uno spirito libero, non gli piace stare rinchiuso. La ferrovia, i treni lo affascinano. Torna in stazione, in poco tempo impara tutti gli orari dei convogli. La figlia di Elvio va a trovare il padre sul posto di lavoro, tra lei e Lampo scatta la scintilla. Lampo si affeziona. Ogni giorno sale con lei sul treno per Piombino e la accompagna a scuola, si assicura che entri in classe, poi corre in stazione, a prendere il diretto per Livorno. Lampo è il re delle coincidenze. Passa gli anni. Lampo continua a viaggiare. Si siede sui sedili, proprio come un passeggero. Ma qualcuno si lamenta. Un cane randagio, senza museruola, è pericoloso. La direzione ferroviaria è costretta ad allontanarlo. Lo mettono su un treno merci diretto a Napoli. Passa qualche giorno. Lampo è di nuovo lì, nella sua stazione di Campiglia. Lui i treni li conosce per bene, mica possono fregarlo. Ci riprovano. Lo affidano a un uomo di Barletta, ma tempo cinque mesi e Lampo torna indietro. Il suo pelo bianco risalta sullo sfondo dei convogli scuri. Lo sguardo attento, vivace. Niente da fare, quella è la sua casa. Lampo diventa la mascotte dei macchinisti. Prima di partire aspettano di sentirlo abbaiare. Lampo è puntuale come un orologio svizzero. È il 1961. Lampo attraversa i binari, sa bene che in quel momento non è previsto il passaggio di nessun treno. D’improvviso c’è un fischio, uno stridere di ruote, tutto trema. È un treno merci fuori orario. Lampo non poteva prevederlo. Il treno lo travolge. Un’intero paese è in lutto. Gil abitanti gli dedicano una statua. La zampa alzata, lo sguardo fisso sui convogli, paletta e cappello, come un vero capostazione.