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Lei è
Janet

Janet primo piano

Lei è Janet. Nasce in Svizzera nel 1991. La madre lavora in un vivaio, il padre ha un buon impiego in fabbrica, sono una famiglia felice. Janet cresce, ha tanti interessi e un solo amore grande, il suo papà. Si alza alle 5 del mattino per spiarlo dalla finestra, mentre va via in auto. Rinuncia ai cartoni del pomeriggio e guarda Tg2 motori con lui. Il padre ama le moto, la porta spesso a fare un giro, attraversano campagne e città. Solo loro due. Janet ha 10 anni. La famiglia torna in Calabria, ma il lavoro scarseggia. Janet accompagna il padre ai colloqui, bussa alle porte di chi lo sfrutta e non lo paga. Intanto stringono la cinghia più che possono. In 8 anni Janet partecipa a una sola gita scolastica, grazie al suo papà che mette da parte qualcosa ogni mese. È il 2012. La situazione è insostenibile, il padre di Janet torna in Svizzera, da solo. Lei è inconsolabile. Aspetta con ansia le sue chiamate. Sobbalza al passaggio di ogni moto. È il luglio del 2019. Il padre torna in Italia per il week end. Janet cena con lui, al momento dei saluti, esita. Vorrebbe dargli un ultimo abbraccio, ma non lo fa. Il giorno dopo squilla il telefono. Papà ha avuto un incidente in moto. La mente di Janet si annebbia, corre in ospedale. Le dicono che sta bene, ma non glielo fanno vedere. Janet aspetta in preda alla disperazione. Dalla stanza esce una barella. C’è un uomo, il viso gonfio, distrutto. Janet urla. Papà! Lui alza un braccio da sotto il lenzuolo, lei è un fiume in piena. Gli stringe la mano, canta Uomini soli dei Pooh. Lui la guarda, sorride. Va in arresto cardiaco. Muore. Janet parte, va in Svizzera, entra in casa. Fa gli scatoloni. Mobili, foto, vestiti. Sigilla tutto, anche il suo cuore. Janet ha 29 anni. La notte si sveglia ancora in preda alla disperazione. Aveva bisogno di più tempo per stare insieme. La moto del padre è ancora in garage. Forse un giorno avrà il coraggio di riaccenderla, montare in sella e partire, girare per campagne e città. Solo loro due.