·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

Lei è
Ixcell

Ixcell Sandoval Perez e sua figlia Dalia

Lei è Ixcell. Ha 5 anni. Vive a Raleigh, in Carolina del Nord. È il 2010. La madre Dalia è messicana, il visto per restare negli Stati Uniti è scaduto. La donna prende i figli e torna in Messico. Passa qualche anno. Ixcell ha 14 anni, non sta bene, fa dei controlli. Leucemia. Inizia le cure, ma non funzionano. I medici parlano con la madre, le consigliano di portare la figlia negli Stati Uniti. In Messico ha i giorni contati. Dalia non ci pensa due volte, carica Ixcell e il figlio più piccolo su un autobus, viaggiano per 4 giorni e arrivano a Tijuana, al confine con gli Stati Uniti. Dalia parla con i militari, racconta la sua storia. Dice la verità. Deve entrare, deve far curare la figlia, altrimenti morirà. Niente da fare. Non si passa. Dalia insiste, le guardie di frontiera portano la famiglia in una stanza. Li lasciano dentro. Fa freddo. Il piccolo ha sete. Ixcell è debole, si sente male. Dalia è disperata. Urla. Picchia i pugni sulla porta. Non la ascoltano. Passa del tempo. Finalmente le consentono di telefonare, Dalia chiama un parente negli Stati Uniti, che si mette subito in macchina e li raggiunge. Gli concedono di portare con sé solo Ixcell. Dalia è dilaniata dal dolore. È costretta a lasciare la figlia nel momento del bisogno. Ma non ha scelta. Abbraccia Ixcell, la affida al parente che conosce a malapena, e la osserva impotente mentre si allontana. Dalia prega. Muore dentro. Torna a casa. Ixcell intanto viene portata in ospedale a Durham. Le infermiere e i medici ascoltano la sua storia, sono commossi, diffondono messaggi su internet. Dall’altra parte del muro, Dalia non si dà per vinta. Torna a Tijuana, implora perché la facciano passare, vuole stare vicino alla figlia. Non se ne parla. Le sbattono le porte degli Stati Uniti sulla faccia. Passano i mesi. Una organizzazione no profit ottiene un visto temporaneo per motivi umanitari. È il 29 agosto del 2019. Ixcell Sandoval Perez è in aeroporto. Indossa una mascherina e un cappellino. Si aprono le porte automatiche. Dalia sta correndo. Mamma e figlia si abbracciano.