·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

Lui è
Murtaja

Murtaja primo piano

Lui è Murtaja. Ha 10 anni. Vive in Arabia Saudita. È il 2011. Il fratello di Murtaja partecipa a una protesta. Viene ucciso dalla polizia. Passa qualche mese. Murtaja è in strada con altri trenta bambini. Sono tutti in bicicletta. Murtaja ha in mano un megafono. Pronti, via! I bambini cominciano a pedalare. Protestano contro il governo, chiedono a gran voce diritti umani. Passano gli anni. Murtaja è in macchina con la famiglia, sono diretti in Bahrein. C’è la polizia. Li fermano. Gli agenti vogliono proprio lui. Lo fanno scendere dall’auto, è in arresto. Murtaja ha 13 anni, è il più giovane prigioniero politico nella storia dell’Arabia Saudita. È minorenne? Non importa, lo sbattono in carcere. Niente avvocato, non serve, ci pensano loro. Lo torturano, ottengono una confessione e lo lasciano in isolamento per qualche mese. Quando compie 16 anni lo tolgono dal carcere minorile e lo mettono tra gli adulti. Murtaja resta lì, in attesa del processo. È il 2018. Murtaja è maggiorenne. La gogna può iniziare. Finalmente viene portato davanti a un giudice. Le accuse sono pesanti. Murtaja è accusato di essere un terrorista. Di aver partecipato alle proteste antigovernative organizzate dalla minoranza sciita, di cui la sua famiglia fa parte. Murtaja è accusato di aver guidato una motocicletta insieme con il fratello, e di aver assaltato con delle bombe molotov una stazione di polizia. Murtaja è accusato di aver sparato alle forze di sicurezza e di aver marciato cantando cori contro il governo durante il funerale del fratello. Murtaja prova a difendersi, lui non ha fatto niente di tutto questo. Ha confessato, ma la confessione gliel’hanno estorta. Lui non è un terrorista, era solo un bambino in bicicletta. Non lo ascoltano. Per loro Murtaja è colpevole. Rischia la pena di morte. La modalità prevista è la crocifissione e lo smembramento del cadavere. È il 2019. Sotto le pressioni dell’opinione pubblica di tutto il mondo, Il governo saudita annuncia che risparmierà la vita di Murtaja Qureiris. Non lo uccidono, ma resta in prigione.