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Lei è
Mariachiara

Mariachiara primo piano

Lei è Mariachiara. Nasce a Caltagirone, in Sicilia, nel 2009. Con due fratelli più grandi, è la principessa di casa. Mariachiara ama ballare. Passa la giornata a guardare i video delle influencer e a imitarle. La madre capisce l’antifona e la iscrive a danza. Lei è felice. Finita la lezione, le corre incontro, la abbraccia. Ti voglio bene mamy. È il dicembre del 2018. Mariachiara è stanca, mangia poco, la madre si allarma, la porta dal medico. Leucemia. Cosa? Stenta a crederci. I medici dicono di non preoccuparsi, nel 90 per cento dei casi si guarisce. Mariachiara inizia le cure. Le piace andare in ospedale, tutti la coccolano, lei si diverte, non vede l’ora di tornarci. Passano i mesi. Mariachiara peggiora, ci vuole un trapianto di midollo. La famiglia si trasferisce a Roma, c’è un donatore compatibile al cento per cento. Un miracolo. Mariachiara non ha paura, vuole stare bene e ricominciare a ballare. Passano due settimane. Il donatore si tira indietro. La notizia è improvvisa. La madre di Mariachiara è distrutta. Rabbia, frustrazione, delusione. Era la loro unica speranza, adesso cosa dirà alla sua bambina? Mariachiara la abbraccia. Mamma, stai tranquilla, io sto bene. Cercano un altro donatore. Il fratello è compatibile al 50 per cento. Vanno sotto i ferri, il trapianto riesce, lei si riprende. Il tempo di rimettersi in forze e potrà tornare a casa. Passa qualche mese. Mariachiara ha di nuovo la febbre, la malattia è tornata. Di tutti i bambini ricoverati, lei è l’unica rimasta. Mamma perché solo io non guarisco? È un pugno nello stomaco. È il marzo del 2020. I medici le hanno provate tutte, dicono che non c’è più niente da fare. Mariachiara non guarirà. La madre urla, non ha intenzione di arrendersi, troverà altre cure. Va dalla figlia. Adesso torniamo a casa. Prendono il traghetto. La Sicilia è davanti a loro. Mariachiara chiude gli occhi. Si sente male. Sbarcano a Messina, corrono in ospedale. È il 24 marzo. Mariachiara guarda la sua mamma. Ti voglio bene mamy. Chiude di nuovo gli occhi, non li riapre più.