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Lui è
Francesco

lgbt

Lui è Francesco. Vive a Formia, in provincia di Latina. Ha 8 anni. I compagni giocano a calcio, si scambiano le figurine, Francesco chiacchiera con le ragazze. Cresce, frequenta il liceo. Ha una fidanzata. Parlano tanto, hanno gusti simili, una sensibilità spiccata, Francesco si trova bene, ma ogni tanto le dà buca e incontra un ragazzo. L’attrazione fisica è forte. Francesco non si fa domande, la vive e basta. Ha 16 anni. La storia con il ragazzo finisce. Francesco cade in una disperazione cupa, inaspettata. Per nessuna fidanzata ha mai provato lo stesso dolore, o la stessa gioia. Si guarda dentro, ma c’è poco da scavare, in fondo l’ha sempre saputo. Finalmente si sente libero. C’è solo un problema, gli altri. Vive in un piccolo paese, quelli come lui non sono visti di buon occhio. Fa due chiacchiere con una amica. Senti, girano delle voci su di te, sono vere? Francesco nega tutto, poi la guarda negli occhi. Decide di darle fiducia, vuole credere nelle persone. Sì, è tutto vero. La confidenza passa subito di bocca in bocca, i suoi amici rimangono spiazzati, ma alla lunga non mostrano avversione, solo tanta curiosità. Francesco si confronta, ascolta, educa, spiega un po’ di cose, per esempio che certe parole è meglio non usarle, perché possono ferire. Le ragazze sono più inviperite. France’, quando usciamo cucchi più di noi! Francesco è felice, mentre la sua mamma è spaventata. Potrebbero insultarti, picchiarti o chissà che altro. Francesco prova una tenerezza infinita. Mamma, sei con me? Si abbracciano. Nel frattempo il padre torna a casa, scuro in volto. Francesco trema, era il momento che più temeva. In giro dicono che mio figlio è gay, ma che si credono, lo so da tempo, che razza di padre sarei? Francesco non sa se ridere o piangere. Per festeggiare organizza il primo Pride della storia di Formia. Per una settimana i giornali parlano di lui e delle sue gesta. Qualche giorno fa si laureato. Indossava giacca, cravatta e un paio di tacchi rossi. Francesco non pensa a proteste, né rivoluzioni. Ma quanto diavolo è bello poter essere se stessi!

LA STORIA CONTINUA