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Lei è
Chiara

lavoro

Lei è Chiara. Ha 30 anni. Vive a Prato, in Toscana. Fa la barista, un lavoro che ama e le dà tante soddisfazioni. È il 2017. Chiara è incinta. Il suo stipendio e quello del compagno bastano appena per tirare avanti, ma sono felici. Chiara comunica la bella notizia a parenti e amici, lo dice ai datori di lavoro, con il sorriso sulle labbra. Si conoscono da tempo, vuole renderli partecipi della sua grande gioia. I proprietari del locale sgranano gli occhi. Sei sicura, da quanto lo sai? Di fronte ai loro sguardi attoniti, Chiara è spiazzata, balbetta delle scuse, si giustifica, torna a casa in lacrime. Nei giorni successivi non riesce a guardarli in faccia, si sente in colpa da morire. Lo stress è troppo, la salute ne risente. Il medico consiglia riposo. Chiara non vuole mettere in difficoltà nessuno, ma teme per il suo piccolo e chiede la maternità anticipata. Cerca di godersi la pancia, prepara il corredino, ma non riesce a stare tranquilla. A fine mese la sua ansia diventa concreta. Non ha ricevuto lo stipendio. Chiama, richiama, nessuna risposta. Chiara aspetta, sarà solo un piccolo ritardo, ma i giorni passano e del bonifico non c’è traccia. Intanto le bollette si accumulano, il fidanzato copre a malapena le spese. Chiara si attacca al telefono, il datore di lavoro prende tempo, fa promesse, ma niente. Chiara è costretta a mettere di mezzo un avvocato. È distrutta, non riesce a spiegarsi quel comportamento. Intanto arriva il giorno del parto. È il 2018. Il piccolo Francesco è un raggio di sole. Chiara è così felice che tutto il resto passa in secondo piano. Aspetta altri cinque mesi prima di ottenere finalmente quello che le spetta. Chiara tira un sospiro di sollievo, poi prende la decisione più difficile della sua vita. Si licenzia. È un’umiliazione per lei che ha sempre lavorato, ma non vuole rimettere mai più piede in quel posto. Si è sentita sbagliata, in difetto, come se avesse fatto un grave torto. E non è giusto. Nel 2022, in Italia, nessuno dovrebbe elemosinare lo stipendio. E una donna non può, non deve essere costretta a scegliere tra lavoro e maternità.