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Lui è
Mario

amore

Lui è Mario. Vive a Roma. Ha 19 anni. Studia Economia. Ogni estate si rintana in Veneto, nella casa dell’adorata zia Mimma. Dopo la morte dei genitori, è l’unica che riesce a metterlo in riga. È il 1966. Mario è seduto a cena con gli amici. A tavola c’è una ragazza da cui non riesce a staccare gli occhi. Si chiama Maria Serena, è sobria, elegante, bellissima. Parla di letteratura inglese, Mario pende dalle sue labbra. Al momento dei saluti Maria Serena sorride. Chiamami pure Serenella. Mario vede le stelle. Trascorrono l’estate mano nella mano, parlano di un futuro insieme, poi Mario si lascia sfuggire che ha intenzione di studiare all’estero, starà lontano da casa per diverso tempo. Si pente subito, non è una cosa da dirsi così, alla leggera. Trattiene il respiro. Serenella ride. Mi fai morire con quella faccia preoccupata, che amore sarebbe se uno dei due dovesse rinunciare ai propri sogni? Mario è senza parole, la bacia. Si laurea, vola a Boston con una borsa di studio, torna in Italia dopo due anni per l’impegno più importante della sua vita. Serenella, amore mio, vuoi sposarmi? Nel giro di poco nascono due figli. Mario e Serenella cambiano casa in continuazione, poi finalmente mettono radici a Roma. Sono gli anni Duemila. Mario è il governatore della Banca Centrale Europea. I giornalisti vogliono sapere se si darà alla politica, Mario alza le braccia. Chiedete a mia moglie. Lavora tanto, ma il sabato mattina è tutto per la sua Serenella. Fanno colazione, poi un salto all’edicola. Serenella alza gli occhi al cielo appena vede la pila di giornali che il marito tiene sotto il braccio. Vanno al mercato, mentre Serenella sceglie le verdure per il pranzo, Mario sgattaiola dal macellaio e compra le braciole di maiale. Spinge il carrello della spesa, scruta gli scaffali, soppesa ogni prodotto. Serenella non trattiene le risate. Mi fai morire vestito in giacca e cravatta mentre scegli i croccantini del cane. Mario non resiste, strofina il naso contro il suo, la bacia. Sono sposati da quasi cinquant’anni, gli fa sempre lo stesso effetto.