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Lui è
Alex

imprenditore

Lui è Alex. Nasce alle Canarie, parla spagnolo, a scuola, con gli amici, ma quando arriva a casa la musica cambia. Si parla solo italiano. I genitori gli raccontano del loro paese d’origine e di una terra unica e meravigliosa, l’Emilia. Alex è incantato. Gli anni passano, il padre lascia il lavoro, fanno le valigie e si trasferiscono a Fidenza. Alex si ambienta in fretta, è un bambino deciso, scambia figurine, vende i giochi, sa come ottenere quello che desidera. Cresce, si iscrive a Economia, vola a New York per un master, torna indietro fresco di laurea, trova subito un buon lavoro, ma non è soddisfatto. La sua testa è sempre nella grande mela. Alex manda curricula oltreoceano, nessuno gli risponde. Invece di aspettare, fa le valigie e si presenta di persona. È il 2011. Alex ha 23 anni. Arriva a New York con pochi spicci. Vive con altri ragazzi, ogni mattina prende il treno per il centro. Durante il tragitto passa sul ponte di Brooklyn, l’immagine dei grattacieli che si stagliano all’orizzonte gli dà una scarica di adrenalina. Vuoi che tra tutte quelle finestre, non ci sia un ufficio disposto a offrirmi un lavoro? Vende tapparelle per sbarcare il lunario, intanto bussa a tutte le porte. Dopo diversi tentativi, lo assumono in uno studio legale. Alex lavora al fianco di grandi professionisti, sfrutta ogni opportunità per imparare. Passano due anni. Capisce di non essere tagliato per fare l’avvocato, ma come venditore se la cava ancora egregiamente. Non sta a pensarci troppo, molla il prestigioso studio per una piccola agenzia immobiliare. Sono solo in quattro. Alex si ritrova tra le mani un business da gestire, non ha idea di come si faccia, ma ha tanta voglia di mettersi in gioco. Passano quattro anni. Alex si sente pronto per il grande salto. Si mette in proprio e crea la prima agenzia immobiliare italiana di New York. Lavora sodo, si diverte come un matto, l’azienda cresce, dà lavoro a tante persone. Oggi Alex ha 34 anni, è un imprenditore affermato. Ha festeggiato tanti successi, ma si tiene cari anche i fallimenti. La vera vittoria è metterci impegno, e rialzarsi, sempre e comunque.

LA STORIA CONTINUA

Mi sento debitore verso l’Italia, voglio restituire quello che mi ha dato, aiutando le nuove generazioni. A mio figlio Lorenzo parlo in italiano, quando crescerà lo manderemo una scuola italiana. Per me è importante mantenere la connessione con le mie origini.