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Lui è
Sader

padre

Lui è Sader. Vive ad Hamah, in Siria. È un bambino bello e sano, la gioia della sua famiglia. Passa molto tempo tra le braccia del papà. È stregato dai suoi occhi a mandorla, sono diversi da tutti gli altri. Il suo sorriso è il più dolce del mondo, e quando lo abbraccia si sente forte e al sicuro. Sader cresce, passeggia con il padre, la gente li indica, mormora, qualcuno ridacchia. L’uomo risponde a tutti con un sorriso, Sader invece digrigna i denti. Torna a casa, chiede spiegazioni alla mamma. Tesoro, tuo papà ha una cosa chiamata sindrome di down, molte persone pensano sia qualcosa di brutto, ma stai tranquillo, non ha niente di male. Sader sgrana gli occhi. Sindrome di down? Cerca nei libri, naviga sul web, studia. Ne esce più confuso e arrabbiato di prima. Quella parola descrive sempre qualcosa di sbagliato, ma Sader non riesce in nessun modo a collegarla al padre. Lo guarda e vede un uomo che esce di casa tutti i giorni per andare al lavoro. La sera torna stanco, ma felice perché lui e la mamma hanno da mangiare. Quando Sader prende dei buoni voti a scuola, il papà sorride, promette che lavorerà con più impegno, così potrà mandarlo all’università. No, Sader non capisce proprio cosa ci sia di brutto nel suo papà. Cresce, studia con impegno e viene ammesso a Medicina. Il padre gonfia il petto di orgoglio, ferma chiunque incontri per strada e comunica la splendida notizia. Sono così fiero del mio ragazzo. Piovono complimenti, ai quali Sader risponde con frasi di circostanza. Gli danno fastidio, lo mettono a disagio. C’è qualcosa che si tiene dentro fin da quando era bambino, deve buttarla fuori, a tutti i costi. È il 2019. Sader si mette davanti a un obiettivo e realizza un video, che poi pubblica sui social. Mio padre ha la sindrome di down, si è occupato della sua famiglia senza badare a chi gli diceva che non poteva farcela, mi ha cresciuto, sfamato, protetto e appoggiato in ogni istante della mia vita, se sono quello che sono, lo devo a lui, papà, io sono orgoglioso di te. Il padre guarda il video e sorride, i suoi occhi a mandorla sono i più belli e dolci del mondo.

LA STORIA CONTINUA

I genitori di Sader si sono conosciuti da giovani ed è stato un colpo di fulmine per entrambi. Nessuna delle due famiglie ha mai visto la sindrome di down come un limite.