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Lei è
Hedwig

wolford

Lei è Hedwig. Nasce a Vienna nel 1914. I genitori sono ricchi. Hedwig legge tanto, disegna, è appassionata di matematica, parla quattro lingue e suona il pianoforte. Una perfetta signorina ebrea. Ha 12 anni. Le prende il ghiribizzo, scappa di casa. Si iscrive a un concorso di bellezza, incanta la giuria con i suoi occhi verdi, porta a casa il primo premio. La madre inorridisce. Hedwig promette che farà la brava. Dura qualche mese, poi si mette in testa di recitare. I genitori acconsentono, è un capriccio, passerà. Hedwing si appassiona. Muove i primi passi a teatro, si fa spazio nel mondo del cinema, ottiene una parte importante. Pochi fotogrammi in cui recita il primo nudo integrale della storia. Ha 18 anni. Scoppia lo scandalo. Mamma e papà per poco non ci restano secchi. Hedwig fa armi e bagagli e si trasferisce a Berlino. Accetta le avance di un ricco mercante d’armi e lo sposa. Partecipa a incontri e ricevimenti importanti, sopporta i convenevoli di Hitler che le fa il baciamano, fa buon viso e cattivo gioco davanti a un Mussolini in versione galantuomo. Quando è stufa marcia, si traveste da cameriera e scappia con le tasche piene di gioielli. Fugge in America. Strappa un contratto da capogiro a un famoso produttore e fa il suo debutto a Hollywood con il nome di Hedy Lamarr. Diventa una delle dive più amate. È il 1941. Gli Stati Uniti entrano in guerra. Hedy vuole dare il suo contributo alla causa, ma non ha nessuna intenzione di ballare in abiti succinti davanti alla truppa. Piuttosto, inventa un sistema di frequenze radio per trasmettere i messaggi senza che vengano intercettati dal nemico. Per tutta risposta, la Marina le ride in faccia. Sei un’attrice, pensa a recitare. Hedy si morde le labbra. Ride bene chi ride per ultimo. Gira altri film, fino a quando ne ha voglia. Ha 86 anni. Si infila sotto le coperte con due gocce di profumo, e non si sveglia più. Anni dopo, la sua invenzione viene riesumata, ed è utilizzata ancora oggi per la privacy dei cellulari. Le vale un premio, oltre al titolo di Lady Bluetooth, che l’avrà fatta ridere di gusto.