·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

·

Storie degli Altri è stata selezionata con menzione speciale da

Lui è
Settimo

panettiere

Lui è Settimo, nasce in provincia di Ferrara nel 1952. La sua famiglia è povera, e le bocche da sfamare sono undici. Settimo ha 6 anni. Infila i calzoni ereditati dai fratelli più grandi. Per non farli cascare li stringe alla vita con una corda, dà la mano alla mamma e la accompagna in città. Si fermano alla porta di una ricca signora. Settimo sa cosa lo attende. Si ritrae, non vuole, che vergogna! La madre lo prega con occhi lucidi ma colmi di dignità. Davanti a quello sguardo, Settimo cresce all’improvviso, diventa adulto. Si fa coraggio, bussa e allunga la manina. La prego signora, ha qualche spicciolo da darmi? A scuola lo prendono in giro, lo chiamano straccione. Settimo prova a non farsi schiacciare, il suo unico pensiero è aiutare la famiglia. Ha 11 anni, lo prendono come garzone in un panificio. Settimo fissa incantato le mani di chi impasta. Ripete i gesti di nascosto, una, mille volte, finché la sua prima pagnotta prende forma. Nel giro di poco stupisce tutti, è bravo, e il suo pane è pure buono. Il proprietario lo mette sotto a lavorare, Settimo non si risparmia, ogni monetina guadagnata è una porta in meno a cui bussare. È il 1970. Settimo ha 22 anni, passeggia con gli amici, incrocia gli occhi di una ragazza. Un sorriso, e non capisce più nulla. Lei si chiama Francesca, l’immagine più bella che sia mai apparsa sul pianeta terra. In meno di sei mesi diventa sua moglie. Tirano la cinghia, Settimo suda sette camicie, finché apre un forno tutto suo. Francesca è al suo fianco, nella vita e nel lavoro. Passano gli anni, nascono tre figli, dopo tanti sacrifici, il negozio ingrana. Una sera Francesca indica un senzatetto che guarda la vetrina. Noi qui di pane ne abbiamo tanto, quell’uomo non può permettersi neanche una briciola. Settimo ha una morsa allo stomaco. Ripensa alla sua infanzia, alla fame, la miseria, e agli occhi ardenti della sua mamma. Aveva ragione, non c’è vergogna né umiliazione nel chiedere. Così, ogni sera, quando la serranda del forno si abbassa, Settimo allunga la mano e dona il pane a chi ne ha bisogno. Lo fa per gli altri, e per non dimenticare.

LA STORIA CONTINUA

“Chi ha veramente bisogno non sempre chiede, si vergogna a venire al forno. A tutti loro voglio dire di non tirarsi indietro: qui c’è sempre una pagnotta che li aspetta”.