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Lui è
Biagio

incidente

Lui è Biagio. Vive a Bologna. È un bambino vivace, il suo migliore amico è un pallone da calcio. Lo rincorre nel prato, tira, segna, sogna. Dopo il diploma aiuta il papà nel bar di famiglia, il resto del tempo lo dedica agli allenamenti. È una domenica del 2015. Biagio ha 21 anni. Scende in campo con la sua squadra, gioca molto bene, ma sbaglia il rigore decisivo. È furibondo, afferra le chiavi dell’auto, mentre i genitori provano a fermarlo. Non puoi metterti alla guida in questo stato. Biagio non sente ragioni, raggiunge gli amici, si ferma con loro qualche ora, si sfoga, si rilassa. Sulla strada di casa pensa che appena arrivato chiederà scusa a mamma e papà, è stato un po’ troppo rude. D’improvviso l’auto sbanda, Biagio vede un albero, sente un rumore tremendo, poi il cemento, le stelle. Si risveglia in ospedale. I medici spiegano dell’incidente, e del coma. Biagio non ricorda nulla, ma non gli importa. Sono vivo, quando potrò riprendere a giocare al calcio? I dottori scuotono la testa. Le tue gambe sono messe male, non camminerai più. La pugnalata arriva dritto al cuore, e lo lascia esanime. Biagio non vuole crederci, meglio morire. Sì, morire, quella parola adesso suona così liberatoria. Genitori e parenti lo spronano, Biagio guarda il soffitto, aspetta la fine. Dopo qualche settimana lo trasferiscono in una clinica per disabili. Indicano la sedia a rotelle. A partire da adesso, questa sarà la tua compagna di vita. Un’altra coltellata. La testa di Biagio va in corto circuito, si resetta, è il buio più totale. Poi, da qualche punto nascosto dentro di lui, parte uno scoppio, una fiammella, cresce, divampa e d’improvviso tutto si fa chiaro. Biagio guarda il medico negli occhi. Quella cosa non la voglio vedere, io da qui esco sulle mie gambe. Più gli dicono che è impossibile, più lui ci crede. Piange, sputa sangue, dopo quattro anni di dedizione totale, muove i primi passi. Oggi Biagio cammina sulle sue gambe. Quando vede qualcuno gettare la spugna, si arrabbia di brutto. Una possibilità c’è, sempre. Lui non ha mollato, si è alzato da quel letto e ha infilato in porta quel maledetto rigore.

LA STORIA CONTINUA