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Lei è
Nunzia

volontariato

Lei è Nunzia. Vive in Puglia. È una ragazza determinata e altruista, sempre pronta a dare una mano agli altri. Ha 26 anni, si laurea in Scienze Sociali e trova lavoro in un centro di accoglienza. È un’esperienza forte. Il suo mondo è popolato da sguardi spenti, occhi imploranti, sorrisi improvvisi. Nunzia assorbe ogni cosa, poi quando la sera arriva a casa e si mette a letto, si gira, si rigira, e non riesce a prendere sonno. È il 2017. Nunzia cammina nei corridoi, qualcuno le tira la maglia. Abbassa lo sguardo, incrocia due meravigliosi occhioni neri e un sorriso splendente, puro, sincero. La bambina non parla, in compenso il cuore di Nunzia canta a squarciagola. I colleghi dicono che la piccola si chiama Marika, ha due anni, è arrivata da poco con i genitori. Nunzia la prende in braccio, Marika le afferra una ciocca di capelli, la usa a mo’ di baffi, poi scoppia a ridere. Nunzia e Marika ridono a crepapelle, per giorni, mesi, a furia di risate si fanno venire il mal di pancia. Marika è la sua ombra, si addormenta al suono della sua voce, ascolta i suoi consigli e i rimproveri. Nunzia le compra la pizza, il gelato, si fa in quattro per mandarla all’asilo. È il 2018. Il centro chiude i battenti, i genitori di Marika sono disperati. Nunzia smuove mari e monti, e trova una piccola e umile casa tutta per loro. Procura mobili, raccatta vestiti, quaderni e giochi. È il 2021. Marika e la sua mamma fanno in visita ai parenti in Nigeria, ma al momento di tornare in Italia succede di tutto. Inghippi burocratici, una matassa di cavilli da uscirne matti. Nunzia non ci dorme la notte, corre, fa, disfa, annaspa tra pile di documenti finché trova il bandolo. Dopo sei mesi di lontananza, Marika è di nuovo in Italia. Sorride furbetta, le dice grazie per averla riportata a casa. Nunzia ha le lacrime agli occhi. Quella bimba è solo una tra le migliaia che tutti i giorni arrivano, si fermano, e spariscono. Di fronte a tutto quello, lei si sente piccola, insignificante. Non può salvare nessuno, né tantomeno cambiare il mondo. Intanto stringe Marika al petto, forte forte. Vuole che le rimanga impressa nella sua carne. Perché qualsiasi cosa accada alla sua vita, a quella di una bambina e all’umanità intera, sarà importante non dimenticare.

LA STORIA CONTINUA

Marika ha una sorellina, i suoi genitori hanno scelto di chiamarla Nunzia, e hanno voluto che fosse lei a battezzarla.