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Lei è
Idit

donazione organi

Lei è Idit. Vive in Israele. Lavora come maestra d’asilo, è sposata e ha tre figli. È il 2021. Idit compie 50 anni. Prima di festeggiare il traguardo, si prende un attimo per tirare le somme. Ha una famiglia che ama, un lavoro che la soddisfa, può dirsi felice e appagata. In quel momento le torna in mente una frase di suo nonno. Piccola mia, non c’è niente di più bello che salvare una vita. Quelle parole le vibrano dentro tutta la giornata, Idit le mastica, le fa sue, poi raduna la famiglia. Ho preso una decisione, voglio donare un rene. Il marito sgrana gli occhi. Sei impazzita? Il padre la prende meglio. Non accetto che rischi la tua vita per un estraneo. La fissa dritta negli occhi. Se lo farai, non ti rivolgerò mai più la parola. Idit non abbassa la testa. Contatta un ospedale, dopo qualche settimana riceve una telefonata. Signora, c’è un bambino che ha urgente bisogno di un rene. Idit ha il cuore a mille. Sono pronta. L’uomo alla cornetta si schiarisce la voce. Prima di procedere, deve sapere che questo bimbo è palestinese. Idit resta di sasso. Palestinese? Come i terroristi che hanno ammazzato i suoi nonni, trucidato suo zio. Il dolore riaffiora in un istante, si trasforma in rabbia. Idit prova un odio brutto, violento, le fa paura. Chiude gli occhi, ripensa al nonno, al suo sorriso, alle sue parole. Piccola mia, non c’è niente di più bello che salvare una vita. Anche la vita di un palestinese? Il giorno dell’intervento è sola. Si sveglia, i medici le sorridono. Signora, il trapianto è andato a buon fine. Idit scoppia di gioia, ma c’è dell’altro. Il bambino vorrebbe tanto ringraziarla. Idit sbircia nella sua stanza. Il piccolo le regala il sorriso più bello del mondo, poi le porge la mano, Idit la afferra e tutto scompare, è in pace, con se stessa e con il mondo. Passano pochi minuti, squilla il telefono. Papà, sei proprio tu? L’uomo è in lacrime, si scusa, aveva paura. Come stai tesoro mio? Idit lo rassicura, poi vuota il sacco. Sto bene, voglio tu sappia che il mio rene ha salvato la vita di un bambino palestinese. Cala il silenzio, poi Idit ascolta delle parole che le tolgono il fiato. Brava, figlia mia.

LA STORIA CONTINUA

La famiglia di Idit ha accettato e capito il suo gesto, anche suo marito e i suoi figli hanno voluto conoscere il bambino.