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Lei è
Ryan

madre

Lei è Ryan, ha 10 anni, vive a Jeffersontown, negli Stati Uniti. Ha la schiena bifida ed è costretta in sedia a rotelle, ma non si ferma davanti a niente. Gioca a golf, balla, partecipa a concorsi e sfilate di moda. È una bambina determinata, piena di vita. È il 2019. Ryan è in classe, ascolta la maestra che parla della nuova gita scolastica. Bambini, quest’anno andremo a vedere le cascate. Ryan si illumina, non vede l’ora. Torna a casa, mostra il programma, è entusiasta, ma la mamma reagisce con uno sguardo preoccupato. Tesoro, la tua carrozzina non passa per questi sentieri. Ryan resta di sasso. Vuol dire che non posso andare? La donna le fa una carezza. Non ti preoccupare, tu e io andremo al parco insieme, che ne dici? Ryan trattiene a malapena le lacrime. Passano i giorni. Gli amici non parlano d’altro, Ryan se ne sta in disparte, è triste e arrabbiata. Prova una sensazione strana. Per la prima volta si sente diversa. E ha paura. Passa un giorno. Ryan va a scuola, la mamma spinge la carrozzina nei corridoi, davanti a loro compare un uomo, porge la mano a entrambe. Piacere, sono Jim, un insegnante. Ryan sorride. Scusi tra poco suona la campanella, devo andare. Jim la guarda dritto negli occhi. Ho sentito che non potrai partecipare alla gita, che ne dici di lasciare a casa la sedia a rotelle e andare a vedere le cascate sulle mie spalle? Ryan resta a bocca aperta, guarda la madre, anche lei è incredula, balbetta. Ma davvero tu puoi, vuoi…non sarà troppo faticoso? Jim mostra i muscoli. Non dovete preoccuparvi, sono un grande atleta. Ryan non riesce a dire nulla, piange e basta. È il giorno della partenza. Sale sulle spalle di Jim, si fissa con una imbracatura speciale, saluta la mamma e partono. Percorrono sentieri scoscesi, si inerpicano tra le rocce, fino a quando Ryan urla dallo stupore. Wow! Le cascate! Sono bellissime! Chiude gli occhi, respira a pieni polmoni, si lascia travolgere da quel momento di felicità. Poi si guarda intorno, ci sono i compagni, sono tutti insieme. Infine allunga le braccia in avanti e le stringe al collo dell’insegnante. Grazie Jim!

LA STORIA CONTINUA