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Lettera di Serena

Serena selfie

“Ciao Carmelo, ti leggo sempre, e ogni volta sei capace di farmi provare forti emozioni, che siano gioia, rabbia o dolore. Non è semplice far piangere o ridere qualcuno solo scrivendo.
Ho 29 anni e sono nata in Puglia, a San Severo. A maggio dell’anno scorso, per mancanza di lavoro, io e mio marito abbiamo deciso di trasferirci a Parma.
Scelta dura, ancora oggi mi ritrovo nel letto o sul divano a fissare il vuoto, con le lacrime agli occhi, perché è stato difficile lasciare la mia famiglia.
Tutti abbiamo una famiglia.
L’altra mattina avevo preparato la valigia per partire.
Avevo chiamato il 1500 ricevendo esito positivo per la partenza.
Avevo chiamato la regione Puglia e mandato un auto segnalazione all’Asl di Foggia. Potevo scendere.
Poi ci ho ragionato, e se fossi stata infetta ma asintomatica?
Perché io sto benissimo, ma non era giusto correre il rischio di infettare altre persone, perché se fossi scesa sarei corsa incontro a tutta la mia famiglia stringendola fortissimo, altro che un metro di distanza.
Sentire che in qualche parte d’Italia c’è una zona rossa, spaventa. Ma quando alle 11 di sera apprendi che anche il posto in cui sei tu, lo è diventata, ti prende un vuoto allo stomaco e ti spaventi ancora di più.
D’istinto avrei preso le cose essenziali, l’auto e sarei corsa giù in Puglia, a casa mia, per affrontare tutto questo a fianco dei miei genitori, i miei fratelli, i miei nipoti, i miei suoceri.
Perché quando si è insieme, sembra tutto più leggero.
Però ho deciso di combattere da qui, da Parma, osservando le giuste regole, stando più possibile a casa e prendendo tutte le precauzioni del caso.
Non capisco perché invece tanti incoscienti si sono fiondati in massa al sud.
Correre dalla mia famiglia e abbracciarla sarà la prima cosa che farò, quando tutto finirà…perché finirà!
Colgo l’occasione per salutarti e per chiederti di continuare a scrivere sempre così perché emozioni.
E questo basta a noi lettori!
Buona giornata”.
Lei è Serena.