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Lettera di Concetta

abbraccio

“Ciao Carmelo,
Vorrei raccontarti la storia di mio nipote Davide.
Era il 23 novembre del 1994 quando è nato. Una sera qualunque che si è trasformata in una notte di ansie e paure. Ricordo il controllo dal ginecologo, le corse.
Il bambino deve nascere subito!
Fanno il cesareo a mia sorella, ma il piccolo non piange. È scuro in viso, quasi viola.
Ricordo la ricerca di un’ambulanza e di personale in grado di farlo respirare, almeno fino a Catania. Sono stati giorni lunghissimi. Per la mamma che non l’ha potuto abbracciare, per il papà che correva come un pazzo da un’ospedale all’altro.
E anche per me, una zia che amava quel prezioso nipotino come fosse il suo cucciolo.
Ma Davide ce l’ha fatta. È nato tosto, e in barba a chi diceva che avrebbe potuto avere danni cerebrali per la mancanza di ossigeno alla nascita, Davide aveva mente, animo e cervello da invidiare.
Un bambino caparbio, ragazzo assennato e studioso, e poi giovane uomo con un futuro da organizzare.
Voglio viaggiare e diventare ricco, mi ha detto lo scorso anno, ma non voglio i soldi quelli sporchi, voglio quelli per vivere sereno, e per aiutare chi ha bisogno.
Amore, ce la farai, gli ho detto.
Poi è arrivata la notte, quella del 22 Luglio. A Davide è mancato di nuovo il respiro.
Il fratello, la sorella, i genitori, tutti sono accorsi disperati.
Davide si è ripreso, ha sollevato la testa. Mamma, tranquilla, ci sono, disse. Poi ha chiuso gli occhi.
L’ambulanza è arrivata dopo quaranta minuti.
Davide, convinci tutti noi che ora sorridi più di quanto non faresti qui, perché è difficile accettare che era destino, che non c’era nulla da fare, che da quella che doveva essere una sera qualunque, una famiglia avrà sempre una lacrima nascosta dietro ogni sorriso.
Mi fido di te, Davide.
Tua zia Conci”.

LA STORIA CONTINUA