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Lettera di Monia

monia selfie

“Ciao Carmelo, sono nata il 19 settembre del 1997 a Viterbo affetta da Ipocondroplasia, una patologia che causa la crescita disarmonica degli arti.
Sono stata una bambina felice, che non prestava attenzione ai giudizi e alle frasi di scherno altrui. Poi sono diventata un’adolescente, la quale ogni volta che si vedeva gli occhi puntati addosso, si domandava: perché proprio a me?
Nana, gnoma, tappa, epiteti dispregiativi che ancora oggi aprono una ferita che non si è mai sanata.
Ho dovuto subire tre interventi di allungamento arti molto invasivi. Sono stata allettata, ho passato notti insonni, ho dovuto fare medicazioni dolorose per curare infezioni ossee. Dagli 11 ai 18 anni ho vissuto tutto questo. Da bambina mi sono ritrovata a essere una donna che porta sulle gambe e sulle braccia cicatrici profonde della sua storia.
Ero altra 1 metro e 31 centimetri e sarei rimasta tale se non avessi fatto gli interventi.
Adesso sono alta 1 metro e 60 centimetri, sono armonica, proporzionata, insegno balli latinoamericani in palestra e sto per prendere la laurea triennale in Scienze dell’alimentazione.
Sono felice, ma ho paura.
La mia è una malattia genetica rara, che ha il 50 per cento di possibilità di essere trasmessa al feto.
Chissà se riuscirò a trovare un compagno in grado di affrontare questa incognita, chissà se riuscirò ad esaudire il desiderio di diventare mamma, chissà se dopo una storia di 5 anni finita molto male, riuscirò ad avere nuovamente fiducia nell’amore e a credere che anche io posso avere una storia a lieto fine.
Questa sono io e questa è la mia storia. Mi faresti felice se, con poche parole, la riassumessi e la raccontassi nella tua pagina. Ne ho bisogno”.
Lei è Monia.

LA STORIA CONTINUA

Monia ama stare nella natura e all’aria aperta.