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Lettera di Mirtilla

Mirtilla (figlia)

“Ciao Carmelo,
ti racconto la mia storia. Ho sempre avuto una vita difficile, cresciuta in collegio e senza una una famiglia, ma adesso sono una mamma.
In questo periodo di quarantena è un casino per tutti, ma per la mia bimba lo è ancora di più. Mia figlia ha lo spettro autistico, per lei la routine è fondamentale e anche un piccolissimo cambiamento è un trauma.
Ogni cosa va fatta seguendo un calendario con orari precisi. Da quando è nata il suo modo per calmarsi durante le crisi era uscire a prendere un po’ d’aria, andare in terapia e poi andare alla materna, ma ora la sua vita, l’unica che conosceva, è cambiata.
Da un giorno all’altro niente più terapie, niente asilo, niente uscite.
Io cerco di fare quello che posso, sono una mamma che si occupa da sola di sua figlia.
Mi ritrovo senza una famiglia, senza un amico, perché gli unici che avevo sono spariti quando hanno capito che uscire con noi non era una passeggiata. Che venire a casa nostra per una cena non sarebbe stato come per tutti gli altri, perché si passa da risate a urla e lanci di giochi in un attimo.
Un figlio cambia la vita, per alcuni la cambia in meglio, per altri ci sono dei cambiamenti davvero enormi, farsi una doccia veloce è come vincere alla lotteria, andare a fare pipì è un miracolo, mangiare un piatto di pasta tutto insieme è cosa rara, dormire 2 ore di fila è più difficile che andare sulla luna.
Ora con la quarantena è tutto ancora più complicato, perché comunque mia figlia deve fare le terapie e deve fare quello che faceva all’asilo. E le fa con me.
Io cerco di fare del mio meglio, ma ho bisogno tutti i giorni di materiali come colla a caldo, velcro, feltro e fogli, perché per gli autistici come lei ogni cosa va disegnata, altrimenti non capiscono.
È tutto difficile.
Una mamma giovane che cerca di fare il meglio per amore della sua bambina”.
Lei è Mirtilla.