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Lettera di Silvia

Silvia e suo padre Nazareno

“Buongiorno Carmelo,
non so se leggerai questo mio messaggio.
Sono una ragazza pugliese di 20 anni. Anch’io, come tutti, chiusa in casa per impedire al maledetto virus di rubare la salute e la serenitá della mia famiglia.
Stamattina, rovistando tra i libri, per caso mi è saltato all’occhio un libro scritto da mio padre nel 2010. L’ho aperto e ho letto la dedica che aveva scritto per me: “A malotina (così mi chiamava da piccolina) con tutto l’amore che un papà può dare e anche di più, molto ma molto di più”.
È stata come una scossa.
Mi sono resa conto di quanto mio padre sia importante per me, e sopratutto ho avvertito un senso di terrore quando ho realizzato del rischio che corre ogni giorno.
Papà, oltre a essere giornalista, è anche infermiere del 118. Questo significa che ogni volta che va a lavoro per me e per la mia famiglia è come una doccia gelata. Purtroppo le precauzione che forniscono non sono abbastanza, e molto spesso “va al fronte” (come dice lui) senza molte protezioni. Ho il terrore che possa accadere qualcosa di brutto, e penso a tutte quelle vittime che non hanno più la possibilità di rivedere il mondo, non avranno più la possibilità di uscire al sole quando tutto questo sarà finito. Perché loro il sole non l’hanno potuto vedere neanche prima di morire.
Inoltre voglio dedicare questo mio messaggio anche a mia mamma, anche lei infermiera, che quando torna a casa non ci bacia più, per evitare contatti.
Tutto questo è doloroso, spero che finisca presto. Un bacio a tutti gli infermieri e dottori che lavorano per noi, loro sono i veri guerrieri”.
Lei è Silvia.