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Lettera di Gregory

Gregory foto

“Ciao Carmelo,
ti scrivo questo mio piccolo pensiero perché credo che noi italiani non l’abbiamo ancora capito a quale rischio siamo esposti.
Perché alla fine si sa, facciamo sempre un po’ come minchia ci pare!
Siamo degli inventori di escamotage, che forse in francese suona meglio, ma sempre minchiate restano.
“Fatta la legge, trovato l’inganno!” e ti ritrovi con vicini di casa che portano a spasso cani di cui non eri neanche a conoscenza.
Ma la colpa non è solo degli italiani, no, la colpa, forse, è anche di chi ci ha educato fino ad oggi, della società in cui viviamo, nella quale è più importante apparire che essere.
Forse, dopo questo lungo periodo di quarantena forzata, apprezzeremo di più quello che siamo diventati. Persone nuove, spero.
Possiamo riuscire per una volta a chiudere la bocca e a rispettare le regole?
Siamo in grado di pensare agli altri prima che a noi stessi?
Facciamolo nel rispetto di chi ogni giorno è chiamato alle armi, negli ospedali e per strada.
Facciamolo per i nostri familiari, amici, nonni, per chi il virus ce l’ha davvero.
Facciamolo per le vittime che non hanno una seconda possibilità e per i loro cari la cui vita è stata segnata da un nemico invisibile.
E facciamolo anche per noi stessi, perché dobbiamo preferire restare a casa oggi piuttosto che ritrovarci su un letto di ospedale domani.
Che poi alla fine lo so che faremo sempre un po’ come minchia ci pare, ma oggi non può e non deve essere quel giorno.
Aggiungo anche che lo sforzo è di noi cittadini, ma anche di chi ci governa.
Condivido e accetto le condizioni del nostro governo, ma ancora una volta chi è sceso in campo con donazioni e offerte?
Le persone e non loro, nessun politico ha rinunciato anche solo a una parte del suo stipendio, a favore di chi uno stipendio non lo avrà.
È il momento giusto per eliminare la linea che separa i grandi e i piccoli.
Grazie”.
Lui è Gregory.