Lei è Letty. Vive a Tunbridge Wells, nel Regno Unito. Ha 18 anni. Si diploma, i genitori vogliono farle un regalo. Una collana, degli orecchini, tutto quello che vuoi. Letty scuote la testa. Voglio andare in Tanzania a fare volontariato. Dove vuoi andare? Mamma e papà restano a bocca aperta. No, tu laggiù non ci vai. Letty insiste, e alla fine la spunta. Ma a una condizione. Si fermerà solo un mese, non un giorno di più. Letty fa ciao con la mano, due bacetti a mamma e papà, mette le sue cose in valigia e parte. Raggiunge l’orfanotrofio a cui è stata assegnata, si guarda intorno, il posto è sporco, trasandato, i bambini sono tanti e affamati. Ce n’è di lavoro da fare. Si rimbocca le maniche, in poco tempo impara i nomi di tutti, gioca con i piccoli, li cura, li coccola. La mensa passa solo un pasto al giorno, Letty compra pane, biscotti, e li distribuisce di nascosto. Fa fuori tutti i suoi risparmi. Un mese passa in fretta. È il momento di fare le valigie, i genitori la richiamano all’ordine. Tesoro, lo sappiamo che hai il cuore d’oro, sei stata brava, ma adesso basta. Letty sospira. Mamma, papà, qui c’è troppo da fare, mi fermo un altro mese. Lavora senza sosta, pulisce le camere, compra cibo, vestiti, coperte a quelli che ormai considera un po’ i suoi bambini. Passano i mesi, e gli anni. È il 2016. L’orfanotrofio naviga in cattive acque, le comunicano che la chiusura è questione di giorni. E i bambini? Allargano le braccia. Finiranno in mezzo alla strada. Letty è sconcertata. Gira per i villaggi, chiede, prega, trova una sistemazione per tutti, o quasi. Nove bambini non vogliono separarsi da lei. Letty trova i soldi, compra una casa, in dieci si sta un po’ stretti, ma le risate sono assicurate. Letty McMaster ora ha 27 anni. Ha allargato la famiglia, è la madre adottiva di quattordici ragazzi. Chiama i suoi genitori. Mi sa che mi fermo ancora un po’. Loro scoppiano a ridere. Tranquilla, sono passati solo nove anni.
Lei è Letty
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